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Perché continuiamo a litigare anche quando vogliamo cambiare?

Illustrazione vettoriale di due partner che cercano di uscire da uno schema ripetitivo di conflitto e costruire un nuovo modo di comunicare. Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.
Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

Nella terapia di coppia, riconoscere ciò che non funziona è soltanto l'inizio. Per costruire un modo diverso di stare insieme servono tempo, nuove risposte e l'impegno di entrambi.

«Io sto cercando di cambiare, ma lui continua a comportarsi come prima». Per lei non faccio mai abbastanza. Qualsiasi cosa dica, sembra sempre quella sbagliata».
Una coppia può arrivare in terapia raccontando la stessa relazione da due punti di vista diametralmente opposti, come se le due persone stessero vivendo realtà completamente differenti. Succede di ricordare episodi che l'altro considera poco importanti, di attribuire significati diversi alle stesse parole o addirittura di riconoscere nel partner comportamenti che si fatica a vedere in sé stessi. Eppure, entrambi possono desiderare sinceramente che qualcosa cambi.
Il problema è che non sempre c'è la stessa idea di ciò che dovrebbe cambiare. Per uno potrebbe essere importante ritrovare il dialogo, per l'altro recuperare l'intimità. Uno vorrebbe discutere meno, l'altro riuscire finalmente a parlare di ciò che non funziona senza che ogni tentativo si trasformi nell'ennesima discussione.
Anche quando la decisione di rivolgersi a un terapeuta è condivisa, le aspettative possono essere molto differenti. C'è chi arriva sperando che il professionista riesca finalmente a far comprendere al partner ciò che cerca di spiegargli da anni e chi teme, invece, di trovarsi nella posizione di dover giustificare continuamente il proprio comportamento.
La terapia di coppia, però, non è un tribunale nel quale stabilire chi abbia ragione e chi abbia torto. Si cerca piuttosto di comprendere come quella relazione sia arrivata a funzionare in un determinato modo, quali difficoltà si siano create nel tempo e perché, nonostante i tentativi di risolverle, i partner continuino a ritrovarsi nelle stesse situazioni.
Perché dietro ciò che viene raccontato durante una discussione esiste spesso un'altra storia, fatta di emozioni che non trovano le parole per essere espresse, aspettative deluse e gesti ai quali vengono attribuiti significati che, qualche volta, sono molto lontani dalle intenzioni di chi li compie.

Quando si finisce sempre nello stesso punto

Molte coppie chiedono aiuto quando si accorgono di litigare continuamente per gli stessi motivi. Cambiano le circostanze, gli argomenti, qualche volta perfino le parole, ma il risultato sembra essere sempre identico.
Immaginiamo una coppia nella quale uno dei partner desidera maggiore vicinanza e cerca frequentemente rassicurazioni. Quando percepisce una distanza, insiste per parlarne e ottenere una risposta. L'altro, sentendosi pressato o criticato, tende a chiudersi, a rimandare il confronto oppure a rispondere in modo sbrigativo.
Più il primo insiste, più il secondo si allontana. E più il secondo si allontana, più il primo avverte la necessità di cercarlo. Entrambi finiscono per interpretare il comportamento dell'altro come una conferma di ciò che temono: uno di non essere abbastanza importante, l'altro di non poter mai soddisfare le aspettative del partner.
La discussione, a quel punto, ha ormai poco a che fare con il motivo per cui è cominciata. È come se i due seguissero un copione che conoscono fin troppo bene, ma che nessuno dei due riesce a interrompere. Magari nessuno desidera davvero reagire in quel modo. Entrambi vorrebbero essere ascoltati, compresi, rassicurati. Eppure, proprio i tentativi messi in atto per ottenere ciò di cui hanno bisogno finiscono per allontanarli.
È anche su questi meccanismi che si comincia a lavorare in terapia, cercando di comprendere il significato che ciascuno attribuisce alle reazioni dell'altro.
Un silenzio, per esempio, può essere interpretato come disinteresse, mentre per chi tace rappresenta un tentativo di evitare l'ennesimo litigio. Una richiesta di chiarimento può essere vissuta come un'accusa, anche quando nasce dal bisogno di sentirsi rassicurati. Tra quello che una persona vorrebbe comunicare e ciò che l'altra comprende può crearsi una distanza che, con il passare del tempo, diventa sempre più difficile da colmare.
Riconoscere questi meccanismi non vuol dire giustificare qualsiasi comportamento o attribuire a entrambi la stessa responsabilità. Aiuta, piuttosto, a comprendere come alcune reazioni, anche involontarie, possano continuare ad alimentare proprio quella difficoltà dalla quale si vorrebbe uscire.

Quando il vecchio modo di comunicare non funziona più

Ogni coppia, nel corso del tempo, costruisce un proprio modo di stare insieme. Si consolidano abitudini nel comunicare, nell'affrontare i disaccordi, nel manifestare affetto e nel reagire ai momenti di difficoltà. Si formano così aspettative e regole che spesso non vengono mai esplicitate, ma che entrambi i partner finiscono per conoscere molto bene. Alcune aiutano la relazione, altre possono diventare fonte di sofferenza.
Il fatto che un modo di comunicare faccia stare male, però, non significa che sia facile abbandonarlo. Anche i comportamenti disfunzionali, quando si ripetono nel tempo, finiscono per diventare familiari. Si conoscono le reazioni del partner, si intuisce quando sta per cominciare una discussione e si riesce perfino a immaginare come andrà a finire.
È una prevedibilità che non offre necessariamente benessere, ma che rende difficile rinunciare a ciò che si conosce. Così si può continuare a ripetere lo stesso copione, anche quando si vorrebbe disperatamente cambiarne il finale.
Durante il percorso terapeutico, i partner possono arrivare a comprendere come alcune loro reazioni contribuiscano a mantenere il problema. Ma sapere che qualcosa non funziona non significa aver già imparato a fare diversamente.
Per anni, quello è stato il modo attraverso il quale hanno affrontato le difficoltà. Adesso devono trovarne uno nuovo e, soprattutto, imparare a usarlo.
Può succedere, allora, che durante una discussione uno dei due riesca inizialmente a comportarsi diversamente, ma che una parola, un'espressione o una reazione dell'altro riattivi il vecchio meccanismo.
Nel giro di pochi minuti ci si ritrova a discutere esattamente come prima. E insieme alla discussione arriva la delusione: «Vedi? Non è cambiato niente. Siamo sempre al punto di partenza». Eppure, quel punto di partenza potrebbe non essere più lo stesso.
Prima i partner reagivano senza riuscire a riconoscere ciò che stava accadendo. Adesso, magari, se ne accorgono, anche se non riescono ancora a fermarsi.
Le nuove risposte devono essere sperimentate nella vita quotidiana, quando le emozioni sono intense e non c'è il terapeuta ad aiutare la coppia a riconoscere quello che sta succedendo. Non basta decidere di non comportarsi più in un certo modo. Bisogna anche scoprire che cosa fare al suo posto. E ciò che si impara deve diventare abbastanza familiare da poter essere utilizzato anche nei momenti in cui la tensione aumenta e tornare alle vecchie abitudini sembra la strada più semplice.
Per questo, ritrovarsi occasionalmente dentro un meccanismo che si pensava di aver superato non equivale necessariamente al fallimento della terapia. Può voler dire che il cambiamento non è ancora sufficientemente consolidato e che i partner stanno imparando a muoversi in un territorio ancora poco conosciuto.
Se le stesse difficoltà continuano a ripetersi senza alcuna evoluzione, occorre comprenderne le ragioni e valutare come proseguire il lavoro terapeutico. Ma quando qualcosa comincia a cambiare, può diventare possibile interrompere prima una discussione, riprenderla senza ricominciare da capo o scegliere una risposta che in passato non si sarebbe nemmeno presa in considerazione.
Il cambiamento non si manifesta sempre attraverso grandi trasformazioni. Qualche volta comincia da una reazione diversa, da una parola trattenuta prima che diventi un'accusa, dalla possibilità di ascoltare ciò che l'altro sta dicendo senza sentirsi immediatamente attaccati. Sono piccoli spostamenti che, ripetuti nel tempo, possono modificare il modo in cui due persone stanno insieme.

Non sempre i partner cambiano nello stesso momento

C'è poi un'altra difficoltà con la quale una coppia può trovarsi a fare i conti: i partner non necessariamente cambiano con gli stessi tempi. Uno può aver già imparato ad affrontare una discussione in modo diverso, mentre l'altro continua a reagire come ha sempre fatto. E ciò che per uno rappresenta un passo avanti potrebbe non essere ancora riconosciuto come tale dall'altro.
Non dipende necessariamente dalla mancanza di volontà. Ciascuno porta nella relazione la propria storia, il modo in cui ha imparato a vivere e gestire le emozioni, le esperienze che hanno contribuito a formare le sue aspettative. Anche quando si condivide il desiderio di cambiare, il percorso per riuscirci può essere differente.
Una ricerca pubblicata quest’anno sulla rivista scientifica Family Process ha esaminato 174 coppie durante le prime otto sedute di terapia, osservando come cambiava la soddisfazione relazionale e quale ruolo avessero le difficoltà nella regolazione delle emozioni.
I ricercatori hanno rilevato che, mediamente, la soddisfazione per la relazione migliorava in entrambi i partner. Tuttavia, le rispettive velocità di miglioramento non risultavano significativamente correlate. Il fatto che uno dei due migliorasse più rapidamente, quindi, non significava che anche l'altro procedesse allo stesso ritmo.
Lo studio riguarda un campione specifico e soltanto le prime sedute, perciò non permette di descrivere ciò che accade in ogni percorso terapeutico. Offre però uno spunto interessante per riflettere su quanto possa essere diversa l'esperienza del cambiamento, anche quando due persone stanno lavorando insieme sulla stessa relazione.
Nella vita di coppia, del resto, le emozioni non rimangono sempre confinate all'esperienza di chi le prova. Attraversano le parole, i silenzi, i gesti e finiscono per entrare nella relazione, influenzando anche il modo in cui ciascuno reagisce all'altro.
La rabbia, per esempio, può nascondere una paura che non si riesce a esprimere. Il bisogno di allontanarsi può rappresentare un tentativo di sottrarsi a un'emozione percepita come troppo intensa. La richiesta continua di rassicurazioni può nascere dal timore di non essere più importanti per il partner.
Dietro comportamenti apparentemente simili, però, possono esserci esperienze molto differenti. È anche per questo che in terapia diventa importante esplorare ciò che ciascuno prova, senza attribuire alle sue reazioni significati prestabiliti.
Lavorare sulle emozioni non vuol dire insegnare ai partner a non arrabbiarsi o a controllare continuamente ciò che provano. Si cerca di comprendere da dove nascano determinate risposte e di trovare strumenti che permettano di non esserne guidati automaticamente.
E qualche volta, proprio quando uno dei due comincia a comportarsi diversamente, la relazione può attraversare un momento di difficoltà. Pensiamo a una persona che, per anni, abbia evitato di esprimere il proprio disaccordo per paura di alimentare i conflitti. Durante la terapia comincia a riconoscere meglio i propri bisogni e a comunicarli, anche quando sono differenti da quelli del partner.
Quello che per lei rappresenta un progresso potrebbe essere vissuto dall'altro come un cambiamento improvviso, difficile da comprendere. Magari fino a quel momento determinate decisioni non erano mai state discusse. Adesso, invece, vengono messe in discussione. Il partner si trova davanti a richieste e comportamenti ai quali non è abituato, mentre chi ha cominciato a esprimersi diversamente può sentirsi scoraggiato nel vedere che il proprio cambiamento non produce la risposta sperata.
La relazione attraversa così una fase di incertezza, nella quale entrambi devono confrontarsi con prospettive diverse e cercare un nuovo equilibrio proprio in quell'aspetto della vita di coppia che sta cambiando. Il lavoro terapeutico può accompagnarli in questo passaggio, aiutandoli a sperimentare risposte differenti e a trovare un modo di confrontarsi nel quale i bisogni di entrambi possano trovare spazio, senza ricadere continuamente nelle dinamiche di prima.

La terapia di coppia serve sempre a rimanere insieme?

Quando si parla di terapia di coppia, si immagina spesso un percorso finalizzato a recuperare una relazione in crisi. In molti casi è proprio questo il desiderio dei partner. Esistono però anche coppie che arrivano in terapia senza sapere se desiderano davvero continuare a stare insieme. Qualche volta, dietro la richiesta di aiuto, c'è il bisogno di comprendere se ciò che un tempo teneva unite due persone esista ancora, o se negli anni sia cambiato qualcosa che non si è mai riusciti ad affrontare apertamente.
Il lavoro terapeutico può aiutare a distinguere le difficoltà legate a meccanismi che possono essere modificati dalle differenze più profonde nei bisogni, nelle aspettative o nei progetti di vita. Non tutte le relazioni possono essere recuperate e non tutte devono esserlo necessariamente. Anche la possibilità di separarsi può trovare spazio all'interno del percorso, quando rappresenta una scelta maturata attraverso una maggiore consapevolezza e non soltanto un tentativo di interrompere una sofferenza diventata difficile da sostenere.
Il compito della terapia non è convincere due persone a restare insieme, ma aiutarle a comprendere meglio la relazione che stanno vivendo e a riconoscere quali possibilità abbiano davanti. Quando una coppia chiede aiuto, spesso porta con sé anche la convinzione di averle provate tutte. Ci sono tentativi che non hanno funzionato, promesse che non si è riusciti a mantenere e discussioni delle quali si conosce già il finale.
Cambiare richiede di mettere in discussione qualcosa che per anni è stato familiare, accettando di non sapere ancora con certezza come comportarsi diversamente. Forse la domanda più utile non è chi dei due stia cambiando di più, ma se ciò che entrambi stanno imparando stia rendendo possibile una relazione diversa.
E c'è qualcosa che merita di essere riconosciuto nella scelta di intraprendere insieme un percorso terapeutico. Due persone arrivano con le proprie ragioni, le delusioni accumulate e, qualche volta, persino con desideri differenti. Eppure, decidono di dedicare del tempo alla loro relazione, di provare a comprenderla e a cercare ciò che, fino a quel momento, non sono riuscite a trovare. Non è una garanzia che tutto possa essere risolto, né che entrambi arrivino alle stesse conclusioni. Ma quella scelta racconta la disponibilità a guardare insieme nella stessa direzione. E forse il primo impegno sta proprio qui: non nel sapere già dove porterà il percorso, ma nell'essere disposti, almeno per un tratto, a cercare insieme una risposta.